FOTOGRAFARE LA CITTÀ

Fotografare la città non vuol dire scegliere le migliori architetture e isolarle dal contesto per valorizzare la loro dimensione estetica e compositiva, ma vuol dire (…) mettere sullo stesso piano l’architettura ‘colta’ e l’architettura ‘ordinaria’, costruire un dialogo della convivenza, perché la città vera, la città che mi interessa raccontare, contiene questa mescolanza tra eccellenza e mediocrità, tra centro e periferia, anche nella più recente ricomposizione dei ruoli: una visione dello spazio urbano che, con un po’ di retorica, una volta avremmo definito democratica.” (Gabriele Basilico, Abitare la metropoli, Contrasto, p.51).

© Caterina Rinaldo 2013

© Caterina Rinaldo 2013

‘FOTOGRAFARE LA CITTÀ’ è un progetto di ricerca sul territorio, volto a promuovere la conoscenza della dimensione urbana attraverso il mezzo fotografico, secondo un approccio personale e conoscitivo. Consiste in alcuni percorsi guidati, volti a illustrare i principali aspetti storici e le modificazioni progressivamente intervenute nel tessuto urbano, aperti a fotografi che vogliano provare a raccontare la città e le caratteristiche di crescita e sviluppo. Visita la pagina facebook o il sito web per maggiori informazioni.

Sognatore di opera grave. Tra leggerezza della pietra e gravità del pensiero

Presentazione del volume di Antonio Labalestra, “Singularis in singulis. Duodecim columnae vitinae e marmore nella basilica di San Pietro a Roma“. Mostra di fotomontaggi e opere dedicate al disegno d’architettura e alla tradizione arcaica della lavorazione della pietra pugliese.

borrominiMercoledì 22 ottobre 2014, alle ore 18, presso la Sala Consiliare del Palazzo della Provincia di Bari, sarà presentato il volume di Antonio Labalestra, edito per Antonio Dellisanti Editore, dal titolo, Singularis in singulis. Duodecim columnae vitinae e marmore nella basilica di San Pietro a Roma, dedicato al serto delle colonne tortili di età romana correlate al luogo del martirio di San Pietro sul colle vaticano, che si avvale dei contributi scritti di Cosimo Damiano Fonseca, Francesco Moschini e Cherubino Gambardella.

Questo studio, a partire dalle minuziose descrizioni di Tiberio Alfarano, chierico beneficiario della basilica costantiniana, tenta di ricostruire il percorso legato alla traslazione e al riutilizzo delle colonne gerosolimitane all’interno del cantiere della fabbrica di San Pietro, nel continuo processo di adattamento dello spazio liturgico che dall’età di Costantino si sussegue fino al pontificato di Urbano VIII. Gli studi condotti sulle celebri colonne tortili si intrecciano con la storia, l’architettura e i problemi tecnici che hanno caratterizzato l’intervento di Gian Lorenzo Bernini tracciando i tratti della forza espressiva di questi elementi architettonici che, ben presto, travalicarono le mura della basilica, per invadere l’ambito dell’iconografia dell’arte.

roncaParte di queste argomentazioni ritornano nell’esposizione intitolata, Sognatore di opera grave. Tra leggerezza della pietra e gravità del pensierodi Antonio Labalestra a cura di Caterina Rinaldo. Il titolo riprende una conversazione di Fernando Távora con Álvaro Siza in cui lo studioso portoghese, citando un documento del Seicento, definisce il secondo come “Muratore di opera grave”, il maestro che pratica l’architettura, che costruisce con la pietra o con un altro materiale; l’opera è un’opera ‘grave’, vale a dire seria, importante, significativa, meditata, frutto del pensiero ragionato dell’architetto colto. La mostra, che raccoglie disegni di architettura e forme archetipiche di una Puglia arcaica e immaginata, forse non più esistente, è incentrata su un percorso di lettura volto alla ricerca di un dialogo tra la produzione dei disegni e la realizzazione dei manufatti, intendendosi la carta e la pietra come la pratica del disegno d’architettura e l’architettura stessa.

Sedici disegni, realizzati con la tecnica del fotomontaggio architettonico, dialogano con quattro oggetti della produzione tradizionale locale progettati da altrettanti designer pugliesi, invitati a ripensare ai loro luoghi d’origine. La carta diventa così casa ideale del pensiero, tema portante del percorso dell’architetto, mentre la pietra si fa leggera per tramutarsi in opera d’architettura. Gravità della carta e levità della pietra tramutano l’attitudine al progetto in un discorso aperto che fa propri i temi della tradizione storica pugliese. Così, Corbis, realizzato in Biancone Minervino e legno di quercia, evoca l’immagine di un cesto, Itaca Spring, realizzata in Mazzaro di Gravina, reca sulla parte inferiore del blocco di pietra incisa la prefazione dell’Odissea, perché la combinazione dell’acqua con la pietra e il loro linguaggio formale si trovano nei codici dell’architettura e negli arredi di pietra del Mediterraneo, mentre Habita, interpretazione in chiave iconica della casetta per uccelli, rappresenta l’elogio dell’appartenenza ad un luogo, una casa in cui tornare non effimera ma di pietra. Infine Apulia, progettata interpretando la forma geografica della regione, è una panca composta da lastre affiancate verticalmente, ciascuna delle quali realizzata con un tipo di pietra calcarea della zona, Apricena, Trani, Fasano-Ostuni e Lecce e prodotta dalla rete di impresa Smetwork.

La mostra, che sarà inaugurata a partire dalle ore 19, presso la  Sala Colonnato del Palazzo della Provincia di Bari è accompagnata da un elegante libro, a cura di Daniela Idda, edito da Antonio Dellisanti Editore, dedicato alla lezione delle avanguardie come prodromo di una nuova architettura disegnata e si avvale dei contributi scritti di Antonio Labalestra e Caterina Rinaldo.

Antonio Labalestra nasce a Torino. Si laurea in Architettura con una tesi in Storia dell’Architettura e teoria della Progettazione con il prof. Francesco Moschini e il prof. Franco Purini. Dal 2000 svolge attività didattica nei Corsi di Storia dell’Architettura e di Storia dell’Arte Contemporanea presso il Politecnico di Bari. Consegue istituzionalmente il Master Europeo di secondo livello in Storia dell’Architettura presso l’Università degli Studi di Roma Tre e il Perfezionamento in filosofie teoretiche ed estetiche del Novecento presso i dipartimenti di Lingue e Letterature Romanze e Mediterranee e di Italianistica dell’Università Degli Studi di Bari. Dal 2004 collabora con l’Archivio disegni del Fondo Francesco Moschini Archivio A. A. M. Architettura Arte Moderna per le Arti, le Scienze e l’Architettura avendo l’opportunità di guardare, da un osservatorio privilegiato, una serie di mostre dedicate all’architettura e alle arti ed autori del ‘900. Dottore di ricerca in Storia dell’Architettura presso lo IUAV di Venezia è attualmente professore a contratto in storia dell’arte contemporanea presso il Politecnico di Bari. Ha organizzato, coordinato e curato seminari, cicli di lezioni, rassegne cinematografiche, mostre ed eventi espositivi in Italia ed all’estero. All’attività didattica e divulgativa esercitata attraverso interventi ed incontri pubblici, giornate di studio e convegni, associa un’intensa attività editoriale attraverso la pubblicazione di libri, e con interventi su riviste e media specializzati. È autore di saggi, articoli e recensioni dedicati principalmente al rapporto tra arte e architettura e tra storia, teoria e progetto, con pubblicazioni autonome e su riviste italiane di settore, tra queste: “XY dimensioni del disegno”, “Segno”, “L’Industria delle Costruzioni”, “Paesaggio Urbano”, “Disegnare idee immagini” e “Progetti”.

Singularis in singulis. Duodecim columnae vitinae e marmore nella basilica di San Pietro a Roma“.

Presentazione del volume di Antonio Labalestra.

Mercoledì 22 ottobre 2014, ore 18.00.

Sala Consiliare del Palazzo della Provincia di Bari.

Intervengono: Antonio Labalestra, Antonio Dellisanti Editore, Caterina Rinaldo.

Sognatore di opera grave. Tra leggerezza della pietra e gravità di pensiero”, mostra di fotomontaggi e opere di Antonio Labalestra a cura di Caterina Rinaldo e Antonio Labalestra.

Catalogo (Daniela Idda a cura di) Antonio Dellisanti Editore.

Inaugurazione: mercoledì 22 ottobre 2014, ore 19,00  Sala Colonnato del Palazzo della Provincia di Bari.

Palazzo della Provincia di Bari, Lungomare Nazario Sauro, 29 – Bari.

Apertura: dal 22 al 29 ottobre 2014, lun. – sab. ore 9,00/19,00 domenica ore 9,00/13,00.

Contatti:   http://indiscretodisordine.wordpress.com

                   indiscretodisordine AT email.it

                   Evento Facebook

Storie in discreto disordine

copertinaStorie in discreto disordine è il titolo di una raccolta di opere di Antonio Labalestra realizzata associando, come in un elegante gioco delle perle di vetro, una collezione personale di frammenti scomposti, di dettagli dimenticati, di memorie sospese e rimescolate.

Sedici immagini, recanti ciascuna un doppio soggetto e un doppio possibile percorso di lettura, sono organizzate in una griglia quadrata, modulare, in cui rileggere corrispondenze e analogie tra architetture e riferimenti, tra accadimenti e luoghi, tra citazioni letterarie e cinematografiche.

Come in un rebus figurato, questi oggetti misteriosi raccontano di una connessione segreta tra le cose, di una relazione dialogica esistente tra letteratura scritta, disegnata, fotografata e architettura immaginata, rappresentata, esistente. (Caterina Rinaldo)

I due testi, uno di Caterina Rinaldo e l’altro di Antonio Labalestra, ci accompagnano in maniera suadente e intrigante nella lettura delle immagini.

“In questo libro, regnano, invece, in discreto disordine, ricordi di luoghi e cose abbandonate, frammenti di oggetti, emergenze di letture, citazioni di testi e autori amati ..

Antonio Labalestra | Storie in discreto disordine

a cura di Daniela Idda

testi di Caterina Rinaldo, Antonio Labalestra

formato (21 x 21) cm, pp. 50, colori, Edizioni Antonio Dellisanti 2013.

prezzo: € 10,00, spedizione con pieghi di libri raccomandata € 3,99, semplice € 2,00.

scarica la scheda del catalogo

Puoi ordinare il catalogo direttamente da questo sito scrivendo qui

Recensito anche su Costruzioni.net

Antonio Labalestra ||Storie in discreto disordine ||

Architetture immaginarie e luoghi della memoria collettiva

Mostra di fotomontaggi e opere di Antonio Labalestra a cura di Caterina Rinaldo

storieindiscretodisordineMartedì 10 dicembre 2013 alle 19,30, presso la Galleria Spazio Giovani della città antica di Bari, si inaugurerà la personale di Antonio Labalestra dal titolo “Storie in discreto disordine. Architetture immaginarie e luoghi della memoria collettiva“, una mostra di fotomontaggi e opere a cura di Caterina Rinaldo.

L’attitudine al fotomontaggio architettonico è oggetto di rinnovato interesse tra gli architetti contemporanei quale modalità di studio e ricerca delle relazioni esistenti  tra l’oggetto e la città, tra il luogo e il suo significato storico, quale pratica di rimessa in discussione delle certezze consolidate e apertura verso nuove prospettive di indagine.

Tuttavia  l’intento  di questa mostra  non è assimilabile al lavoro del progettista ma al lento indagare dello storico che non crea, piuttosto disseziona e poi riconnette le parti, indaga relazioni e costruisce nuove corrispondenze logiche facendo emergere correlazioni narrative, individuando l’implicito legame spazio-temporale tra luogo e avvenimento.

Labalestra non aggiunge nulla, non interferisce, non modifica, rilegge e mette in relazione le parti, le fa dialogare e interagire, le ricompone studiandole per riconoscere cosa abbiano in comune esattamente come avviene nel gioco del domino; dà vita come scrive Franco Purini in Comporre l’architettura, “a visioni architettoniche nelle quali si mette in scena l’inaspettato, lo sconosciuto, il sorprendente. Si tratta di immagini scaturite da un puro atto di fantasia le quali, nonostante tale origine, intermedia tra il sogno e il ricordo di qualcosa di perduto, riescono spesso a svelare il lati più nascosti e spesso più illuminanti della realtà”.

La mostra, che riflette approfonditamente sul rapporto esistente tra architettura e letteratura, rappresenta un gioco di parole, un complesso meccanismo mentale attraverso cui provare a leggere, nei collegamenti visivi individuati, nelle relazioni esistenti tra le parti, un percorso di analogie, di nessi storici spesso distanti e insospettabili. E’ la summa stessa della storia che va in scena con la sua complessa stratificazione temporale.

Sedici immagini di formato quadrato divengono sedici opere uniche, documenti in cui gli elementi sono messi in relazione a ricercare riferimenti che sommano più livelli autobiografici: da quello personale dell’architetto a quello di una generazione di teorici e progettisti accomunati da una stessa matrice di formazione culturale. “Sono luoghi”, sempre per citare Purini, “in cui l’errore come risultato dell’errare casuale e imprevisto nel linguaggio produce fulminee associazioni di idee, scambi di significato, ibridazioni, combinazioni inattese di segni, accostamenti apparentemente incongrui di elementi, rivelatori in realtà di un ordine nascosto delle cose”.

Così la Melencolia di Albrecht Dürer diventa l’anticipazione del precipitare dell’architettura contemporanea nella decadenza delle archistar, mentre la denuncia politica della fabbrica di  carbone di Battersea, emblematicamente stigmatizzata dal maiale orwelliano pneumatico, simbolo di una politica dispotica e spietata, traduce l’immagine perfetta voluta dai Pink Floyd per la copertina di Animals, in una mera icona alla Jeff Koons attraverso l’inserimento della Tate Gallery di

Herzog & De Meuron che compare al posto dell’edificio industriale, ma di fatto è come se fosse sempre stata lì. Ma è anche quando si riprogetta che la lezione della storia entra nel gioco delle relazioni tra le parti, così il progetto per l’ampliamento della Biblioteca Nazionale di Parigi di Etienne Boullée diventa pretesto per il ribaltamento di una cultura che potrebbe non poggiare più su solide basi.

E’, tuttavia, nell’enigma albertiano dell’occhio alato la chiave di volta per comprendere quanto ci sia ancora da studiare per intendere la relazione segreta esistente tra le cose. L’aspirazione ad una idealità che potrà provenire solo dal disvelamento dei significati contro l’apparenza della realtà mistificata.

Esplicanda sunt misteria.

All’interno delle iniziative collaterali alla mostra Sabato 14 dicembre 2013 alle 18,30 l’autore terrà una lectio dal tema, “Architectura ficta. Dalla necessità monumentale all’autobiografia eclettica” dedicata alla lezione delle avanguardie come prodromo di una nuova architettura disegnata.

Caterina Rinaldo

Antonio Labalestra nasce a Torino. Si laurea in Architettura con una tesi in Storia dell’Architettura e teoria della Progettazione con il prof. Pippo Ciorra, il prof. Francesco Moschini e il prof. Franco Purini. Dal 2000 svolge attività didattica nei Corsi di Storia dell’Architettura e di Storia dell’Arte Contemporanea presso il Politecnico di Bari. Consegue istituzionalmente il Master Europeo di secondo livello in Storia dell’Architettura presso l’Università degli Studi di Roma Tre e il Perfezionamento in filosofie teoretiche ed estetiche del Novecento presso i dipartimenti di Lingue e Letterature Romanze e Mediterranee e di Italianistica dell’Università Degli Studi di Bari. Dal 2004 collabora con l’Archivio disegni del Fondo Francesco Moschini Archivio A. A. M. Architettura Arte Moderna per le Arti, le Scienze e l’Architettura avendo l’opportunità di guardare, da un osservatorio privilegiato, una serie di mostre dedicate all’architettura e alle arti ed autori del ‘900. Ha organizzato, coordinato e curato seminari, cicli di lezioni, rassegne cinematografiche, mostre ed eventi espositivi in Italia ed all’estero. All’attività didattica e divulgativa esercitata attraverso interventi ed incontri pubblici, giornate di studio e convegni, associa un’intensa attività editoriale attraverso la pubblicazione di libri, e con interventi su riviste e media specializzati. È autore di saggi, articoli e recensioni dedicati principalmente al rapporto tra arte e architettura e tra storia, teoria e progetto, con pubblicazioni autonome e su riviste italiane di settore, tra queste: “XY dimensioni del disegno”, “Segno”, “L’Industria delle Costruzioni”, “Paesaggio Urbano”, “Disegnare idee immagini” e “Progetti”.

Storie in discreto disordine. Architetture immaginarie e luoghi della memoria collettiva,

di Antonio Labalestra con la collaborazione di Daniela Idda.

A cura di Caterina Rinaldo.

 Inaugurazione: martedì 10 dicembre 2013, ore 19,30.

Apertura: dal 10 al 16 dicembre 2013, ore 17,00/20,00, lun e merc. 17,00/21,30.

Galleria Spazio Giovani, via Venezia 41, città antica di Bari.

Contatti: http://indiscretodisordine.wordpress.com

                  indiscretodisordine (AT) email.it

SEGUI SU FACEBOOK

Documentaria

1399463_691368000873242_806476900_oDocumentaria è un ciclo di seminari e workshop sulla fotografia contemporanea con protagonisti docenti di rilievo internazionale. Il programma offre incontri su diversi temi legati all’universo della fotografia documentaria, dalla costruzione di un progetto fotografico ed editoriale alla curatela.

PROGRAMMA
Gli incontri si svolgeranno dal 20 al 30 novembre 2013 a Bari e si articoleranno in lezioni di carattere prevalentemente teorico, e workshop di natura progettuale. La partecipazione é gratuita e aperta a tutti, per i soli workshop il numero di posti è limitato.

leggi il programma completo

Tra le diverse tematiche affrontate da Documentaria, figurano:
– l’ideazione di progetti fotografici
– il self publishing
– i nuovi format espositivi
– la curatela di festival e di mostre
– il rapporto tra la fotografia documentaria e l’arte contemporanea
– il design del libro fotografico
– l’editoria indipendente

DOCENTI
Gerry Badger
Francesco Zanot
Hans van der Meer 
3/3 
Cristina De Middel
Maria Teresa Salvati
Massimo Sordi 
Hans Gremmen
Petra Stavast

Una breve bio di tutti i docenti

ISCRIZIONI

I seminari sono gratuiti ed aperti a tutti, senza alcun limite al numero dei partecipanti. Per agevolare l’organizzazione degli eventi consigliamo di confermare la propria partecipazione inviando una email.

I workshop sono gratuiti ma riservati ad un numero massimo di 20 partecipanti. Per iscriversi ai workshop:

– Diventare un autore si Hans van der Meer del 23 novembre
– Creare un libro fotografico di 3/3 del 25 e 26 Novembre
– Il design del libro fotografico di Hans Gremmen del 29 e 30 Novembre

occorre allegare alla email un portfolio personale (anche sito web) indicando per quale o quali workshop è richiesta l’iscrizione. Le iscrizioni ai workshop rimarranno aperte fino alle ore 22.00 del 15.11.2013

L’indirizzo email al quale inviare le richieste di partecipazione ai seminari e di iscrizione ai workshop è documentaria (AT) labfotografia.it

DOCUMENTARIA è un Laboratorio realizzato con il contributo dell’Iniziativa Laboratori dal Basso, azione della Regione Puglia cofinanziata dalla UE attraverso il PO FSE 2007–2013

Una mostra per raccontare la città

CRC_0226_1

© Caterina Rinaldo 2013

L’opera di trasformazione del quartiere murattiano, iniziata nel 1954, a seguito dell’approvazione del piano regolatore Piacentini Calzabini, rappresenta l’esito di un processo speculativo che ha comportato una serie di problemi di vivibilità non ancora risolti e la perdita irrecuperabile di un patrimonio artistico e architettonico di sicuro interesse.

L’errato convincimento, che nulla vi fosse da tutelare all’interno del quartiere moderno, non sussistendo reali motivi storici, artistici, estetici (Scionti 1997), ha inevitabilmente comportato l’assenza di qualsiasi impedimento alla completa distruzione di un tessuto urbanistico ed edilizio unico e irripetibile. Oltre duecento edifici sono caduti sotto i colpi del piccone senza distinzione di stile e di epoca.

Il quartiere Murat della città di Bari, sorto a partire dal 1813, era composto originariamente da sedici isole e si sviluppava lungo due direttrici principali, le attuali corso Cavour e corso Vittorio Emanuele, in un crescendo di edifici caratterizzati da un severo neoclassicismo che, l’architetto direttore dei lavori Giuseppe Gimma e la Deputazione del Borgo, imponevano ai progetti che giungevano sul tavolo della commissione per essere esaminati.

Il quartiere, in seguito, sarebbe stato caratterizzato da una successione di palazzi alternanti retaggi classici e sperimentazioni moderne rappresentando non solo il risultato delle crescita avutasi a seguito dei piani regolatori che, a partire dal piano Gimma nel 1812, si sono susseguiti fino all’intervento di Ludovico Quaroni, quanto la conseguenza delle indiscriminate sostituzioni nel tessuto edilizio, indifferenti al valore storico del passato e sorde rispetto all’ideazione complessiva del piano e al dimensionamento delle strade.

In occasione del bicentenario della fondazione del quartiere Murat della città di Bari, l’associazione Camera 231 in collaborazione con Il Murattiano, ha proposto un incontro volto a promuovere la conoscenza della città moderna, attraverso il mezzo fotografico, per riscoprire elementi e aspetti dimenticati o per rivelarne di nuovi. I partecipanti sono stati invitati a fotografare il quartiere Murat e le trasformazioni in esso avvenute, secondo una visione personale e conoscitiva.

L’evento è consistito in un percorso guidato, volto a illustrare i principali aspetti storici e le modificazioni progressivamente intervenute nel tessuto urbano, aperto a fotografi che volessero provare a raccontare la città e le caratteristiche di crescita, a partire dall’anno di fondazione del Borgo avvenuta nel 1813.

L’area interessata comprende il quadrilatero murattiano che si estende da corso Vittorio Emanuele fino via Quintino Sella, da corso Cavour fino alla Stazione Ferroviaria.

L’invito a partecipare è stato accolto, tanto da esperti, quanto da principianti posti di fronte al non facile compito di documentare una città perennemente sospesa in una dimensione oscillante tra classico e moderno, tra recupero e innovazione, tra spazio pubblico e privato. Il lavoro di questi fotografi, per la maggior parte alla prima esperienza, riporta l’attenzione sui cambiamenti generati sull’impianto originario del nuovo borgo e su una fotografia più di ricerca che non di mero autocompiacimento. Le tematiche affrontate emergono prepotentemente, nonostante, l’opera di distruzione del quartiere mai definitivamente conclusasi, abbia contribuito a cancellarne silenziosamente la memoria.

Queste immagini costringono ad un continuo salto temporale tra tessuto ottocentesco ed edilizia del primo Novecento, tra tardo-Liberty e Movimento Moderno, tra tentativo di rievocazione dell’Antico Regime e delirio borghese; come le corti silenziose dei palazzi signorili, simili a quinte di teatro, su cui si aprono lucernai dimenticati tra il nuovo che avanza e il vecchio che resiste; come le ardite sperimentazioni di Vittorio Chiaia o le raffinate architetture di Vito Sangirardi; come l’esuberante eclettismo di Ettore Bernich o le lunghe prospettive verso la città moderna che ricordano l’ambizione che accompagnò, nel 1813, la nascita del nuovo quartiere e le decisioni che, a partire dal 1955, pur sulla stessa falsariga ne decretarono il lento inesorabile declino.

Caterina Rinaldo

© Caterina Rinaldo 2013 – riproduzione consentita previa citazione della fonte.

Fotografare la città. Le trasformazioni del quartiere Murat, un percorso tra arte e storia

Sito web: http://fotografarelacitta.wordpress.com

La città senza filtro, una conversazione con Antonio Labalestra

muratimmagine

© Antonio Labalestra 2013

Sabato 13 aprile 2013 alle 19,00, presso la Galleria Spazio Giovani in via Venezia 41 a Bari, l’architetto Antonio Labalestra terrà una conversazione dal titolo,  MURAT senza filtro. 1813-2013 duecento anni di architettura al centro di Bari, nell’ambito della cerimiona di premiazione dell’evento, Fotografare la città. Le trasformazioni del quartiere Murat, un percorso tra arte e storia, che ha visto l’inaugurazione di una mostra fotografica a conclusione di una serie di itinerari condotti nel quartiere volti a promuovere la conoscenza della città.

Si ripercorreranno i principali aspetti storici e le modificazioni progressivamente intervenute nel tessuto urbano del quartiere, a partire dall’anno di fondazione del Borgo avvenuta nel 1813, nonché i rapporti tra tipologia edilizia e morfologia urbana.

L’intento è di proporre una visione altra rispetto alle interpretazioni precostituite e preconcette che nel tempo si sono consolidate. Uno sguardo senza i filtri rispetto l’immagine costituitasi nell’immaginario collettivo del quadrilatero murattiano che si estende da corso Vittorio Emanuele fino via Quintino Sella, da corso Cavour fino alla Stazione Ferroviaria. La conversazione sarà accompagnata da immagini della mostra, unitamente a fotografie inedite, nell’ottica di provare a raccontare il continuo rinnovamento del quartiere avviato a partire dagli anni Cinquanta e mai definitivamente conclusosi, in relazione alla dimensione originaria del luogo. Una evoluzione che appare oggi senza soluzione di continuità tra tessuto ottocentesco ed edilizia del primo Novecento, tra liberty e Movimento Moderno.

© Caterina Rinaldo 2013

© Caterina Rinaldo 2013

Una narrazione che riprende il percorso proposto dalla curatrice Caterina Rinaldo tra  “le corti silenziose dei palazzi signorili, simili a quinte di teatro, su cui si aprono lucernai dimenticati tra il nuovo che avanza e il vecchio che resiste; come le ardite sperimentazioni di Vittorio Chiaia o le raffinate architetture di Vito Sangirardi; di come l’esuberante eclettismo di Ettore Bernich o le lunghe prospettive che si aprono verso la città moderna, ricordino l’ambizione che accompagnò, nel 1813, la nascita del nuovo quartiere e le decisioni che, a partire dal 1955, ne decretarono l’inizio della distruzione.”

Antonio Labalestra nasce a Torino. Si laurea in Architettura con una tesi in Storia dell’Architettura e teoria della Progettazione con il prof. Pippo Ciorra, il prof. Francesco Moschini e il prof. Franco Purini. Dal 2000 svolge attività didattica nei Corsi di Storia dell’Architettura e di Storia dell’Arte Contemporanea presso il Politecnico di Bari. Mentre cerca una costruzione autonoma e trasversale dei propri riferimenti culturali in maniera quasi situazionista, cede alla tentazione di conseguire istituzionalmente il Master Europeo di secondo livello in Storia dell’Architettura presso l’Università degli Studi di Roma Tre e il Perfezionamento in filosofie teoretiche ed estetiche del Novecento presso i dipartimenti di Lingue e Letterature Romanze e Mediterranee e di Italianistica dell’Università Degli Studi di Bari. Dal 2004 collabora con l’Archivio disegni del Fondo Francesco Moschini Archivio A. A. M. Architettura Arte Moderna per le Arti, le Scienze e l’Architettura avendo l’opportunità di guardare, da un osservatorio privilegiato, una serie di mostre dedicate all’architettura e alle arti ed autori del ‘900. Ha organizzato, coordinato e curato seminari, cicli di lezioni, rassegne cinematografiche, mostre ed eventi espositivi in Italia ed all’estero. All’attività didattica e divulgativa esercitata attraverso interventi ed incontri pubblici, giornate di studio e convegni, associa un’intensa attività editoriale attraverso la pubblicazione di libri, e con interventi su riviste e media specializzati. È autore di saggi, articoli e recensioni dedicati principalmente al rapporto tra arte e architettura e tra storia, teoria e progetto, con pubblicazioni autonome e su riviste italiane di settore, tra queste: “XY dimensioni del disegno”, “Segno”, “L’Industria delle Costruzioni”, “Paesaggio Urbano”, “Disegnare idee immagini” e “Progetti”.

Al termine della comunicazione, durante la cerimonia di chiusura dell’evento, saranno premiati i lavori giudicati più interessanti tra i partecipanti alla mostra “Fotografare la città, raccontare la città. Le trasformazioni del quartiere Murat, un percorso tra arte e storia” a cura dell’associazione Camera 231.

© Caterina Rinaldo 2013